Nel racconto ufficiale del Cremlino e in quello, più sorprendente, di alcuni commentatori occidentali, la guerra in Ucraina sarebbe ormai segnata: la Russia avanzerebbe con regolarità, logorando un nemico più debole e avvicinandosi, giorno dopo giorno, a una vittoria inevitabile.
È una narrazione suggestiva, semplice, perfino rassicurante nella sua linearità: la forza numerica prevarrà, la storia farà il suo corso, l’Ucraina finirà per cedere. Ma i dati disponibili, raccolti da centri di analisi come il CSIS e ripresi anche dalla stampa economica internazionale, raccontano una storia diversa. Più complessa, più brutale, e soprattutto meno favorevole a Mosca.
Dal febbraio 2022 alla fine del 2025, le forze russe avrebbero subìto circa 1,2 milioni di perdite complessive tra morti, feriti e dispersi. I caduti, secondo le stime, oscillano tra 275.000 e 325.000.
Sono cifre che non trovano paragoni tra le grandi potenze dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per avere un termine di confronto è utile ricordare che durante la guerra di Corea ci furono 54.487 morti statunitensi, nel Vietnam: 47.434, in Afghanistan (2001–2021) 2.465, in Iraq: 4.432. Le perdite russe in Ucraina risultano 17 volte superiori a quelle sovietiche in Afghanistan, oltre cinque volte quelle di tutte le guerre sovietiche e russe dal 1945 a oggi. Anche l’Ucraina paga un prezzo altissimo: tra 500.000 e 600.000 perdite complessive, con 100.000–140.000 morti. Nel complesso, il conflitto potrebbe raggiungere 2 milioni di perdite totali entro la primavera del 2026.
Si tratta di una guerra d’attrito nel senso più classico: logoramento lento, distruzione progressiva, linee del fronte che si muovono di pochi metri, non di chilometri. Il dato più eloquente non è solo il numero dei morti, ma la velocità delle operazioni. Nell’offensiva verso Pokrovsk, una delle più rilevanti del 2024–2025, le forze russe hanno avanzato a una media di 70 metri al giorno. In altre aree, come Chasiv Yar, la velocità è scesa a 15 metri al giorno. Per rendere l’idea, la celebre e sanguinosa battaglia della Somme del 1916, simbolo dell’immobilismo della Prima guerra mondiale, registrò avanzate più rapide. Nel complesso il territorio conquistato nel 2024: 3.604 km² (0,6% dell’Ucraina), nel 2025: 4.831 km² (0,8%).
Dal 2022 la Russia controlla circa il 20% del territorio ucraino, inclusa la Crimea e le aree già occupate prima dell’invasione. Ma dopo l’impeto iniziale del 2022, i progressi sono stati minimi. Gli obiettivi strategici — conquista dell’intero paese o cambio di regime a Kiev — restano lontani.
Il punto di forza di Putin? Donald Trump, e chi altro?







