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Salvatore Parlagreco
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Siamo in guerra ma non diciamolo, facciamo finta di niente.  Ci aiutano i videogiochi di guerra

05/03/2026
in Articoli
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Premessa: l’omissione e la menzogna sono parte del sistema. Non appartengono al capitolo “varie ed eventuali” e non sono tributarie della “forza maggiore” o della “ragion di stato”; sono armi di distrazione di massa e peggiori delle armi vere e proprie: coprono imbrogli, danno copertura ad interessi indifendibili, nefasti e ignobili.

  • L’Italia si appresta ad inviare armi per implementare il sistema di difesa aerea dei Paesi del Golfo, che hanno subito la rappresaglia dell’Iran attaccato dagli Stati Uniti d’America e da Israele. Le rappresaglie sono state definite “una reazione scomposta dell’Iran” all’attacco USA dalla Presidente del Consiglio, Meloni, che sull’attacco USA non si pronuncia. Nella forma e nella sostanza il governo affianca la guerra di Trump all’Iran. Perché non sono gli Stati Uniti di Trump a difenderli? La loro guerra preventiva all’Iran non ha previsto una reazione contro le basi americane nella regione? Impossibile. Significa che l’affiancamento di Paesi come l’Italia era già parte del game. L’azzardo di Trump ha dato per scontato il coinvolgimento bellico degli europei, che non sono stati consultati né informati, oppure c’è stato un gentlemen’s agreement alla vigilia? Comunque sia andata, il merito è ininfluente. Stiamo dalla parte di un uomo che sta gettando le basi dell’Apocalisse, e creando tutte le condizioni perché l’Europa, e l’Italia dunque, subiscano svantaggi, danni e corrano rischi diretti e collaterali.
  • Le basi americani in Italia sono tre, uno dei siti che le ospitano è la Sicilia con Sigonella e Niscemi, cuore operativo e occhio vigile delle forze statunitensi nel Medio Oriente e il Mediterraneo. Sono bersaglio di rappresaglie, su questo non c’è dubbio, come prova l’attacco alla base britannica di Cipro (i missili iraniani possono colpire in Europa), e sono una sorta di “messaggio”, manifestazione di deterrenza per premere sul nemico. L’Iran ha affermato di considerare “bersagli” le sedi militari americane, ovunque esse si trovino. Il governo italiano ha informato il Parlamento con i Ministri della Difesa e degli Esteri, Tajani e Crosetto. La Premier ha preferito, nelle stesse ore in cui Taiani e Crosetto si trovavano alla Camera, rivolgersi agli ascoltatori della radio Rtl; meglio un interlocutore compiacente piuttosto che una opposizione agguerrita. E’ una modalità nota: manda i ministri in Aula (ricordate la coppia Piantedosi-Nordio in aula sul caso Almarsi? O a Washington, Board of Peace, come osservatori). La schermatura personale mira a non esporsi come bersaglio, rappresentarsi al di sopra delle parti (uno sguardo lungimirante e ben definito) sul piano istituzionale, ma nei fine-settimana scende in campo, entra nella mischia con un linguaggio comiziale duro, spregiudicato e violento, irrispettoso della stessa carica istituzionale che ricopre in nome dell’intero popolo italiano.
  • I motivi ufficiale della guerra: arricchimento dell’uranio, regime dispotico e sanguinario in Iran, pericolo nucleare prossimo. C’è un precedente, la guerra dei dodici giorni di Trump e Netanyahu, che smentisce il nucleare. Si concluse con un sigillo di Trump: nuleare ”oblitared”, cancellato, distrutto (ricorda Bush, dopo Irak, “job done”, lavoro fatto). L’Iran non sarebbe stato più un pericolo nucleare. E invece, mentre era in corso un negoziato con gli iraniani a Ginevra sull’uranio arricchito, gli USA hanno sferrato una potente offensiva. L’altro movente – meglio chiamarlo “alibi” – è il dispotismo teologico sanguinario degli Ayatollah, un rovesciamento del regime, obiettivo cui nessuno crede. La ragione risiede nella postura della Casa Bianca: il dominio, gli affari (Usa e famiglia), il petrolio, l’Inec (contraltare alla via della seta di ispirazione cinese), le elezioni di midterm breve scadenza, un diversivo allo scandalo Epstein Files incombente, l’impeachement, giudiziario e non, per i due leader belligeranti. Se i moventi potrebbero essere multipli, le conseguenze lo sarebbero altrettanto, specie per l’Europa che deve affrontare i dazi aggiuntivi rimessi in calendario da Trump dopo la bocciatura della Corte Suprema e gli inevitabili contraccolpi sui costi dell’energia (gas, petrolio, bollette e carburante). L’Italia pontiera della Meloni si rivela un bluff. Non è stata messa a parte dei piani della Casa Bianca.
  • Gli USA non rispettano il diritto internazionale. L’ammette a denti stretti il governo italiano, che però si chiede chi lo rispetti, dopo l’invasione dell’Ucraina di Putin. Il governo non assolve, ma giustifica con il noto “lo fan tutti”. Se l’Onu funzionasse, si aggiunge, gli Ayatollah sarebbero stati sanzionati. La colpa è perciò dell’Onu che ha cessato di esistere. Vero, ma chi non gli permette di esistere e perché non esiste? L’Onu nasce con una camicia di forza, il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza. Basta che Cina, Russia, USA, è per citare i protagonisti, pongano il veto per paralizzare l’ONU. Sono gli stessi “manutentori” della camicia di forza a formulare le accuse più severe e a esercitare il diritto alternativo, il diritto della forza. Quando si vuole “obliterare” un organismo internazionale per far prevalere interessi nazionali, si affida alle regole, che in linea di principio sono sante e giuste, il compito di affossarlo. E’ il caso dell’Unione Europea che deve sopravvivere con la regola dell’unanimità, un condominio di diciassette membri, obbligati ad avere la stessa ricetta su qualunque argomento. L’Italia di oggi di batte per questa unanimità e tiene sul banco degli imputati l’UE, che possiede i mezzi potenziali per contare, almeno quanto le grando potenze. E c’è ancora chi si chieda se il governo italiano è europeista o no. La crisi del diritto internazionale e la crisi dell’Europa unita non sono la conseguenza di una calamità naturale, ma di scelte politiche che, in Italia ed altrove, non fanno gli interessi degli europei e del mondo. Quella pate del mondo che subisce la feroce legge del più forte.
  • Starmer, Primo Ministro del Regno Unito, è andato in Parlamento tre volte da quando è scoppiato il conflitto in Iran; Macron, Presidente della Repubblica francese, ha espresso le sue perplessità sulla guerra; il Presidente del Consiglio spagnolo, Sanchez, ha detto chiaro e tondo che non vuole avere nulla a che fare con la guerra di Trump. In Italia, bisogna aspettare che Trump ci chieda l’uso delle basi militari americane per decidere il da farsi. Intanto difendiamo i Paesi del Golfo e diamo una mano a Trump. Ma non siamo in guerra, che sia chiaro, aiutiamo i non belligeranti…
  • La guerra è proposta con video-game dalla Casa Bianca ed Israele, video osceni che trasformano la guerra in un gioco. Fa parte degli strumenti di distrazione, i più cinici ed ignobili. Siamo proprio messi male

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Tags: aereacasa biancaconsigliodifesadirittogolfointernazionaleiranmelonimptrolionetanyahupaesisicurezzasistematrumpveto

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