L’ascensore sociale sembra invertire la marcia; invece che salire, scende. O almeno questa è la tendenza. Non c’entrano né il destino né la Provvidenza, c’entrano le politiche dei governi, compreso quello in carica e le dinamiche escludenti. Dobbiamo preoccuparci, perché alla lunga il Paese non potrebbe sopportare squilibri troppo gravi ed una esclusione sociale troppo ampia.
L’ascensore sociale è il termometro più diligente della coesione sociale. Ci fa sapere quanti dei nostri ragazzi nati in una famiglia a basso reddito hanno opportunità di accedere a professioni e competenze che facilitino l’accesso al maggiore benessere. In definitiva quanti operai, insegnanti, impiegati possono ambire di vedere i loro figlioli in posizioni di vertice o semplicemente vederli salire almeno di un “piano”.
Spiegare la marcia all’indietro è semplice. Lo Stato, con le politiche governative, non interviene per raggiungere la pari opportunità, mentre le fasce a medio ed alto redito intervengono per assicurare ai loro ragazzi un agevole percorso.
Claudio Pagliaro mel suo consueto report proposto nel format di Lilli Gruber, Otto e mezzo su La7, ci ha suggerito di dare uno sguardo su alcuni dati indicativi. Nello studentato universitario milanese, che dispone di 1700 posti letto, ben 1500 posti sono concessi a figli di medici, dentisti, avvocati, consulenti del lavoro, ingegneri ed architetti, perché le Casse previdenziali delle categorie hanno contribuito a costruire e mantenere la struttura. I rimanenti 500 posti saranno dati agli altri.
In Italia per ogni professionista con Cassa previdenziale dedicata, avverte Pagliaro, ci sono dodici dipendenti, operai, insegnanti, infermieri, commessi, camionisti, rider ecc. Il sistema non prevede una Cassa per operai, magazzinieri o un fondo per raider. Significa che le famiglie a basso reddito non potranno contare che su una quota irrisoria, in rapporto alla domanda, di posti letto, e siccome i costi di un alloggio a Milano è irraggiungibile a famiglie a basso reddito, c’è una folla di ragazzi, seppur dotati, che possono aspirare, bene che vada, a mantenere il tenore di vita della famiglia di provenienza.
“Non ci sono adeguati correttivi, dice Pagliaro, e dunque il nostro Paese resta quello con una mobilità sociale fra le più basse d’Europa, un Paese in cui, secondo la Banca d’Italia, ciascuno resta quello che nasce.”







