Un drone costa un miliardo di volte meno di una testata nucleare, ma il suo valore sul terreno di guerra è un miliardo di volte maggiore. Il drone è un’arma capace di annientare il nemico, l’atomica è una pistola spuntata: se la usi non distruggi solo il nemico, ti autodistruggi. Chi sta per essere colpito, risponde con la stessa moneta: omicidio-suicidio. E’ anhe per questa ragione che la superpotenza USA perde con l’Iran e la superpotenza nucleare russa perde con l’Ucraina.
Gli USA possono radere al suolo l’Iran ed uccidere cento milioni di iraniani? No, e non solo per la risposta dell’alleato nord-coreano, russo o cinese, ma perché gli USA non potrebbero sopravvivere ad una simile orrenda azione militare. Verrebbero isolati dal mondo (o quasi), e subirebbero un inevitabile crollo politico, economico, commerciale. Quando gli USA sganciarono le ogive nucleari a Hiroshima e Nagasaki, erano dentro una guerra mondiale, alleati della Russia e della Gran Bretagna: i duecentomila morti di civili entrarono nella conta dell’immane tragedia bellica. E la guerra fredda, il confronto armato fra Occidente e URSS, segnò un tempo di pace, custodito dall’equilibrio del terrore, la “paura” della Bomba.
“Negli ultimi anni i progressi delle tecnologie militari hanno convinto i leader delle grandi potenze di poter vincere più facilmente le guerre”, scrive The Economist. “In realtà i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che è vero il contrario…Entrambi i leader delle due grandi potenze sembravano convinti di poter vincere facilmente….tanto per la Russia quanto per gli Stati Uniti, la mancata vittoria somiglia sempre più a una sconfitta…il drone è un simbolo potentissimo di questo cambiamento”, sostiene The Economist. “Sta sospeso come una sentinella nel cielo; bracca la vittima con un’intimità spaventosa. E’ l’incarnazione perfetta del nuovo modo di fare la guerra allo stesso tempo delocalizzato e iperlocalizzato, che sembra ovunque e in ogni singolo punto…
“La produzione i droni si basa su catene di fornitura molto più simili a quelle dell’elettronica di consumo che a quelle dei carri armati o dei missili più sofisticati, o anche dei proiettili d’artiglieria…Sotto i quattromila metri, il campo di battaglia è dominato da droni di ogni tipo prodotti in serie e da difese che, pur non riuscendo ad affrontare questi sciami, possono comunque mettere in difficoltà velivoli più grandi e costosi….”








