Nec nec sine te, nec tecum vivere possum. Non posso vivere né con te né senza di te: nemmeno il fantasma di Ovidio metterebbe piede nella Casa Bianca. La condizione che il verso richiama, tuttavia, ci aiuta a considerare che essere amico o nemico di Donald Trump è causa di guai seri. Attenendosi asclusivamente ai fatti, la realtà è la seguente: la Spagna di Sanchez, la Gran Bretagna di Starmer ed il Vaticano di Leone XIV vivono una grave crisi di governo, l’Italia di Giorgia Meloni una crisi senza precedenti del tradizionale rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. E gli altri non stanno bene…
Sanchez, Starmer e Leone non hanno fatto mistero del loro dissenso sulle guerre del Presidente Usa; Meloni (che non le condanna e non le condivide), è entrata nella lista dei cattivi per avere esternato il “no” all’atterraggio di un bombardiere USA a Sigonella. Le sarebbe bastato tacere, invece la furbissima Giorgia ha scelto di ottimizzare il valore dell’episodio, sicché ha dovuto subire l’esternazione del segretario generale della Nato, Rutte, devotissimo a Trump, sui 500 voli americane partiti da basi italiane durante la guerra all’Iran, dopo essere stata evocata come una signora che implora fotografie per farsi grande.
Essere “diversamente” amici non è permesso, ma anche essere culo e camicia con Trump non porta bene, come sanno il cancelliere tedesco Merz contro il quale il Vice Presidente Vance ha comiziato in campagna elettorale, e l’ex Presidente ungherese Victor Organ, che è stato mandato a casa a causa dell’immagine orrenda che Trump si è costruito in Europa.
Allora è meglio tenersi lontani? Sarebbe meglio, ma è impossibile, perché i tentacoli di Trump arrivano ovunque.
L’invasività della Casa Bianca è una condizione permanente. Restringendo il campo ai guai dei nemici, sono ormai in tanti a chiedersi se i guai debbano essere addebitati alla cattiva sorte o se, piuttosto, la sorte venga aiutata a provocarli.
Il caso del Regno Unito è esemplare: gli Epstein Files, la fabbrica del ricatto, governata dai procuratori generali di giustizia USA, al servizio di Trump, sono stati usati contro il fratello del Re Carlo, il play boy Andrea, ma hanno salvaguardato gli armadi di tanta “brava gente” e tenuti fuori dalla Casa Bianca: dopo i guai in casa Windsor, i guai a Downing Street, dimissioni del Primo Ministro. Bombe a grappolo, insomma. In concomitanza, esplode il caso Zapatero, ex Primo Ministro socialista spagnolo, e le vicende giudiziarie della moglie di Sanchez.
Leone XIV, che ha accusato di bullismo la bellicosa America trumpiana, ha dovuto affrontare lo scisma lefebvriano, rimasto a bagnomaria per decenni.
Ci sia o meno lo zampino di Donald, nessuno ci toglie dalla testa che il vendicativo Presidente USA abbia esclamato un “così impara” a voce alta nello studio ovale.
L’ombra di Trump è così invasiva da trasformarsi peraltro in una minaccia incombente, utile a fare calare le braghe a mezzo mondo. La Premier Meloni preferisce fare finta di niente: incassa insulti ed accuse terribili, come se gli dovesse essere in debito di gratitudine eterna.








