Gli strafalcioni dei maturandi, puntualmente, regalano un po’ di buonumore (anche a chi non se lo merita), ma non conquistano il web, che gli strafalcioni li ospita in beatitudine ogni giorno dell’anno, senza alcun soprassalto di vergogna e paura, sentimenti che dovrebbero essere stanziali fra coloro che si godono il buonumore. Siamo messi male, molto male.
C’era una volta la scuola, la famiglia, la parrocchia, il circolo, il sindacato, il partito. Non sono scomparsi, ma è come se non ci fossero, avessero ormai una parte residuale nelle nostre vite. Rimpianto, nostalgia? Avevano, hanno, almeno un volto, una responsabilità, una storia. E’ come se ci avessero spogliato. Il web ci inganna allo stesso modo con cui ci può ingannare la politica o l’istituzione, ma il web appare neutrale, non chiede obbedienza, anzi si schiera dalla nostra parte; ci seduce dandoci visibilità, facendoci sentire importanti ruba tutta l’attenzione. Non dice apertamente che cosa pensare, eppure decide quali parole, immagini, paure e desideri devono arrivare per primi davanti ai nostri occhi.
Consegniamo alle piattaforme informazioni che non affideremmo a un genitore, a un coniuge, a un figlio: debolezze, rabbie, solitudini, curiosità, malattie, rancori, speranze. E tutto questo viene raccolto, previsto, venduto, usato per orientarci.
Una cosa è certa: sono stati stimolati i nostri istinti peggiori, prevale la rabbia, la frustrazione, la cattiveria, la disumanità, l’odio, il pregiudizio. C’è solo il bene o il male, l’amico ed il nemico, il giusto e l’ingiusto. Il pregiudizio ha sorpassato il giudizio, la realtà più affidabile è virtuale, inesistente,
La risposta, comunque, non è spegnere il mondo digitale; è impossibile. O diffidare dell’intelligenza artificiale, impossibile. Ma accendere la coscienza critica, apprendere tante cose ed imparare a comparare, abituarsi alla complessità. Servono scuole che insegnino non solo a usare le tecnologie, ma a smontarle. Servono giornali credibili, istituzioni trasparenti, partiti capaci di tornare nei luoghi reali della vita. Serve sapere riconoscere chi vende menzogne, con qualsiasi mezzo, digitale o cartaceo. O indossando qualunque abito: civile, religioso, politico.








