La diversità umana, politica, culturale di Piersanti Mattarella, così profonda e dissonante e ostile al contesto, conferisce una sua inoppugnabile legittimazione alla verità storica: l’assassinio del Presidente della Regione siciliana ha moventi multipli e viene eseguito all’interno di una struttura piramidale che rispetta i livelli di avversione. Al livello più alto, i mandanti hanno nel mirino il ruolo e l’azione politica di Mattarella, delfino di Aldo Moro, il leader che si intesta una svolta epocale, l’ingresso del Pci nel governo italiano in un tempo di confronto duro fra i due blocchi, occidentale e sovietico. Toccare gli equilibri planetari, costruiti a Yalta, significa scontrarsi con interessi geopolitici ed economici molto forti. Le parti in conflitto non vogliono correre rischi. All’Occidente, sotto la guida americana, non basta confidare sulla lealtà e la cultura democratica dei fautori italiani della svolta.
Se la verità processuale non può essere raggiunta, la verità storica sì; ed essa ha il pregio di consegnare alla memoria nazionale, e non solo, l’uomo nuovo ed avversario inaspettate, che nel suo lavoro istituzionale e politico, nell’azione di governo ed amministrazione pubblica, nei gesti e nelle parole della quotidianità, e provocano la sua condanna a morte.
Il giudizio storico è inalterabile e definitivo. La giustizia pretende altro, tuttavia. E’ assai improbabile che questa sacrosanta pretesa possa essere esaudita a causa di depistaggi, protezioni, silenzi, tradimenti compiuti in un lungo tempo, dominato da lupi e sciacalli, o malintese ragion di stato e ideologie pervasive.
La ricerca della verità oggi passa attraverso lo spiraglio, stretto e riluttante, della ricostruzione storica del contesto, e ad esso perciò va assegnata una missione impossibile: entrare nella terra di nessuno, l’area grigia che ha cancellato umanità, diritto, giustizia. Ogni cosa.
Dal 1970, la strategia della tensione preannuncia tentativi di colpi di Stato in sequenza: nel ’73, nel ’74, nel ’75: nel ‘78, le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro, nel ’79 Sindona va in Sicilia per organizzare il golpe, nell’80, alti ufficiali hanno già scritto il documento che spiega il colpo di stato “già avvenuto”. Tommaso Buscetta verrà a sapere nel ’74, dei preparativi di colpo di Stato dal direttore del carcere dell’Ucciardone, il quale lo rassicura sulla sua sorte…Le pagine di un settimanale, O.P., diretto da Mino Pecorelli, in quegli anni raccontano le ambiguità, i tradimenti, i ricatti, i crimini compiuti sotto sigle diverse. Ufficiali dei servizi alimentano le clamorose rivelazioni di Pecorelli, fino al 20 marzo 1979, quando verso le 20, il direttore di O.P. viene ucciso. Nelle edicole è in vendita l’ultimo numero della rivista.
“Il cervello direttivo che ha organizzato la cattura di Moro non ha niente a che vedere con le Brigate rosse tradizionali, ha scritto Pecorelli. Il commando di Via Fani esprime in forma desueta ma efficace la nuova strategia politica italiana… Perché un funzionario al seguito del Presidente americano Ford in visita a Roma ebbe a dichiararmi: Vedo nero: c’è una Jacqueline nel futuro della vostra penisola, alludendo a una tragedia simile a quella di Dallas… Moro, sì. Ma quando? si chiedeva il giornalista superinformato, per rispondere che morirà a maggio…”
Sul numero 6 del 2 maggio 1978, durante i giorni del sequestro Moro, Pecorelli osserva: “La DC è stata dal 1946 a oggi il fiduciario internazionale del nostro Paese… Purtroppo ha tradito persino chi gli ha offerto certe cambiali… Tacito scrisse che l’uccisione di Cesare sembrò ad alcuni un efferato delitto, ad altri un faustissimo evento. Duemila anni dopo, il rapimento Moro potrà risultare un faustissimo evento solo se sarà servito a invertire la tendenza che spinge DC e PCI verso una progressiva integrazione che egemonizza la vita politica italiana”.
In estate del 1978, nelle acque di Ustica giunge il panfilo USA Trident. Joseph Miceli Crimi, chirurgo siculo americano, medico della Questura di Palermo e grado 33 della massoneria, si trova in vacanza ad Ustica e viene invitato a bordo del panfilo. Sul Trident incontra alti esponenti della massoneria internazionale. Di che parlano? Ciò che sta a cuore di tutti è la riunificazione della massoneria italiana. Per questa ragione, del resto, Crimi intrattiene stretti rapporti con il Gran Maestro della P 2 Licio Gelli, e fa frequenti viaggi ad Arezzo, la città di Gelli, e negli USA.
Michele Sindona, quell’estate cerca di salvare se stesso e le sue banche. Sia l’americana Franklin, quanto la Banca Privata Italiana non sono più sue. E in Italia, la Banca d’Italia ha affidato la cura della Banca Privata al consulente milanese Giorgio Ambrosoli. Sindona cerca aiuto, ricatta, minaccia, intimidisce. E sollecita i suoi vecchi amici. Il Presidente del Consiglio Andreotti, anzitutto; e attraverso questi la Banca d’Italia. Tutto inutile. Ambrosoli depone in USA contro di lui. E’ a quel punto che il bancarottiere siciliano si assume un compito impossibile. Solo un miracolo può salvarlo. Il mondo della finanza gli chiude la porta in faccia, gli amici americani lo considerano ormai bruciato, i boss di Cosa nostra che si sono affidati alle sue bombe, vengono travolti dai fallimenti. Quel miracolo può essere rappresentato da un documento e consentirgli il grande ricatto. Il documento è una lista di nomi importanti, uomini della finanza, delle istituzioni, che hanno esportato illegalmente denaro all’estero, servendosi delle sue banche. Uomini i cui capitali erano stati salvati dalla Banca d’Italia nel 1974. La lista avrebbe fatto tremare l’Italia.
Michele Sindona non aveva la lista. L’avrebbe cercata per sé e per i boss di Cosa nostra che si erano fidati di lui. Soprattutto la famiglia Gambino di New York. E i Genovese, e i Macaluso. L’operazione, però, deve avere una copertura internazionale perché abbia possibilità di successo. Che significa? Il siciliano sa quali timori angosciano certe aree dell’amministrazione statunitense. I comunisti sono ormai al governo, hanno accresciuto il consenso. In Sicilia, poi la loro influenza si è fatta pesante, pericolosa. Proprio nell’isola, dovrà essere installata una base missilistica nucleare, il presidio più avanzato a sud dell’Alleanza atlantica.
Il panfilo al largo di Ustica ospita queste preoccupazioni? Ipotizza anche delle contromisure? Di sicuro, accade che i nemici di Sindona subiscono la galera – come il Direttore generale della Banca d’Italia – o l’incriminazione – come il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi – o vengono uccisi, come Giorgio Ambrosoli, e il giudice Emilio Alessandrini, che indaga sul Banco Ambrosiano di Calvi.
(Continua)








