Il bacio dei glutei di Trump è un apostrofo rosa tra le parole t’odio. L’immagine del suo flaccido fondoschiena, da lui stesso evocata col consueto charme, nell’atto di ricevere l’omaggio (figurato, si spera) delle potenze straniere, rappresenta un punto di non ritorno nella storia della comunicazione politica.
Massimo Gramellini, autore di questo incipit di un corsivo sul Corriere della Sera (10.4.25), vive con sentimenti di vicinanza e solidarietà le gioie e le pene della vigilia dello “storico” incontro della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con Donald Trump, pur senza avvertirle come proprie. Come non convenire con Gramellini e con la ìPremier?
Di giorno in giorno, tra l’altro, sembrano cadere come pezzi di un fragile mosaico le ragioni e le aspettative del fatidico bilaterale fissato il 17 aprile a casa di Donald Trump, luogo solitamente impervio nel quale si sono svolti preghiere mattutine comuni ed epici duelli a colpi di contumelie e malacreanze. Sono pergiunta saltati i dazi, su cui il Presidente Usa aveva appena giurato fedeltà, sono stati sospesi i controdazi europei, ma è rimasto nell’aria, come scolpito nel cielo americano a beneficio dei maschi bianchi USA, l’indirizzo di saluto rivolto da Trump ai 75 “Paesi” che hanno chiesto di “baciargli il culo” (modo elegante per ricordare al mondo che i potenti non attendono altro che inginocchiarsi e implorare misericordia).
Poiché la Premier fa parte di questo nutrito gruppo di questuanti desiderosi di impetrare la grazia e disposti a subire una sorta di Canossa riveduta e scorretta “alla Trump”( anzi pare aprire la fila), condividere i sentimenti espressi da Gramellini diventa un irrinunciabile dovere di cittadinanza attiva. Piaccia o no, Giorgia ci rappresenta, vivaddio!
Dal momento che il dado è tratto, onori ed oneri non possono essere spacchettati alla bisogna, rimane da suggerire alla Premier che gli sherpa, chiamati a preparare lo storico face to face, negozino i termini di una dichiarazione del Presidente USA con la quale si faccia chiarezza dando atto a Giorgia Meloni di non far parte della schiera dei 75 baciaculi in stand by. Gli italiani si sentirebbero così meno coinvolti nel rito officiato dal cerimoniale del Presidente USA.
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