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Il generale non è solo. La guerra ibrida si colora, daltonismo insospettabile del governo. Chi finanzia Futuro nazionale?  

05/02/2026
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“Ci sono due effetti politici immediati dell’addio di Vannacci alla Lega”, scrive Antonio Polito (Corriere della Sera, 5.2.26) “Il primo è che Mosca trova in Italia un propagandista delle sue ragioni e un avvocato dei suoi interessi più efficiente di quanto si sia mostrato Salvini…” Il generale, a lungo attaché militare dell’ambasciata italiana a Mosca, non è solo: l’analisi di Polito va ampliata. L’operazione Vannacci non è una vicenda politica nazionale. Fondare un partito pretende risorse, una montagna di soldi. E’ perciò assai strano che l’irruzione di Vannacci sulla vita politica italiana non abbia suggerito di approfondire questo aspetto della scelta più volte negata ed inaspettatamente assunta.

 

Sul versante occidentale, la novità è ben accetta.

Roberto Vannacci è andato ad infoltire il gruppo parlamentare dell’AFD tedesco, l’ultra destra neo-nazi, che oggi incalza i popolari in Germania, sponsorizzata en plein air dal Vice Presidente degli USA, Vance, con un efficace tour politico alla vigilia del voto tedesco, ed è entrata nel circuito delle generose Fondazioni americane, che patrocinano il sovranismo suprematista a casa loro e l’ultra destra auropea, magari attraverso le triangolazioni orbaniane.

Vannacci è un aperto sostenitore dello Zar e sul terreno nazionale potrà contare anche su Maga, che vuol dire- com’è noto – prima viene l’America, e poi si discute. Che è di fatto speculare alla missione di Vladimir Putin di ridare alla Russia l’impero (degli Zar prima e dell’URSS poi).

La convergenza di interesse fra l’America trumpiana e la Russia putiniana è chiara come la luce del sole, s’incrocia nella vicenda politica italiana, e trova una sua ragion d’essere, nella emarginazione e destabilizzazione dell’Europa, che prefigura un mondo a tre teste (Usa, Cina, Russia), stando alle ultime notizie che arrivano in queste ore da Abu Dhabi.

Non mancheranno i mezzi.

Le modalità tattiche sono incardinate e pianificate all’interno delle realtà nazionali. Il partito del generale, Futuro nazionale (il nome è sotto osservazione…), poggia su basi molto solide sui versanti “forti”; la prevedibile buona accoglienza di Casa Pound e Forza Nuova offre al partito nascituro una culla tattica, chiamata a svolgere una preziosa copertura agli sponsor internazionali.

Il dilemma “chi tradisce chi”, la lite in famiglia con Matteo Salvini, spettacolo consegnato alla platea leghista;, ha reso inevitabile una preoccupata analisi sulle conseguenze della presunta fellonia del generale sulle sorti elettorali del centrodestra, investono il think tank di Palazzo Chigi e le oligarchie della maggioranza di governo. Ci sono domande aperte. Che succederà alle politiche? “Futuro nazionale” farà parte della comitiva oppure viaggerà in solitudine facendo mancare quella percentuale di consensi che potrebbero spodestare Giorgia Meloni nella nuova legislatura? Finora i patrioti europei, che gestiscono la pattuglia di FDI, hanno mantenuto le distanze dall’ultradestra; lo stesso hanno fatto i Popolari, che hanno nel loro seno l’altra gamba della maggioranza, Forza Italia. Alleanze sottobanco sono possibili ma assai rischiose.

La questione interna tuttavia interessa poco o niente gli sponsor, mandanti o suggeritori, che hanno obiettivi più terragni, come creare fibrillazioni in Italia mettendo a reddito quell’aria estremista  vezzeggiata ma scontentata e tenuta nel sottoscala per non impaurire gli elettori moderati.

Il vernissage di Futuro nazionale non sarà sobrio e ci mostrerà presto le facce dei protagonisti. C’è stata una anteprima, invero, alla Camera dei deputati, la conferenza sulla remigrazione, ciò il ritorno a casa degli stranieri “regolari” ma coloro che non sanno integrarsi e perciò non assimilabili – una follia di ispirazione razziale –  “saltata” grazie ad un intervento, tardivo invero, del Presidente della Camera, Fontana. Sppur abortito, l’evento annunciato è servito a Vannacci per sconfessare i suoi ripetuti giuramenti di lealtà verso Matteo Salvini.

L’enigma, tuttavia, quello vero, sono i patrioti – destra e ultradestra, filo trumpiani e filo putiniani –al servizio della causa comune dei due Zar, Trump e Putin: la soppressione dell’Europa come entità politica ed economica. Dubito che l’enigma possa essere affrontato secondo logica. Giocano elementi impalpabili, come il narcisismo, che in Roberto Vannacci o Donald Trump, genera l’umoralità e lo strabismo politico-esistenziale con conseguenze esiziali.

La scissione a destra non va messa a confronto con le precedenti crisi di questa area politica (Democrazia nazionale nel ’76, AN e FDI, partito di Paragone, ecc). E’ una crisi di crescenza della destra, anzi di …escrescenza vista la qualità della platea, che nasce all’interno della guerra ibrida in atto, che vede il ritorno della faglia italiana al centro delle attenzioni internazionali, russe e americane. La stabilità, malandrina o meno, costituisce un inciampo per i plenipotenziari del nuovo ordine planetario.

E’ imperdonabile che in questo contesto la svolta securitaria promossa dal governo nazionale, alimenti sospetti di eversione nella sinistra italiana, e non guardi un orizzonte più ampio, trascurando il fatto che l’Italia è un. obiettivo prioritario per la sua posizione “di confine”, geopolitico e ideologico. Lo strabismo del governo è così grave e palese – i sabotaggi di ogni manifestazione di massa sono ripetuti ed hanno gli stessi protagonisti (black bloc italiani e stranieri) – da farci chiedere se esso faccia parte, del processo di incubazione dei nuovi assetti planetarii, che vedono assenti gli europei, condannati ad indossare una camicia di forza, e perciò all’immobilismo, dalle strumentali ignobili regole dell’unanimismo, così care alla Premier italiana, Meloni.

Tutto si tiene? “Così come il governo americano”, avverte Piero Ignazi su Domani, “ha alzato la tensione al massimo livello nella speranza di avere reazioni violente e invocare la sicurezza nazionale per mettere in quarantena i diritti civili, la gestione (solo fallimentare?) del ministro dell’Interno sembra mirare allo stesso scopo, seppure in sedicesimo.”

A beneficio di chi e di che cosa? La liason con l’amico americano di Giorgia Meloni, così solida anche dopo Minneapolis, non spiega tutto. Semmai ci indica una strada percorribile. Quanto basta per alzare l’attenzione sul quadro politico in evoluzione.

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Tags: AFDattachéfelloniafiloputinianofuturo nazionalegeneralemelonimoscapopolariputintrumpvancevannacci

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