L’analisi del giorno dopo non hanno mai lo sguardo lungo: costituiscono un prezioso bottino di guerra per i vincitori ed un memorandum altrettanto prezioso per i perdenti. E’ tanto, ma è niente. La lista degli high-lights, tuttavia, non può essere omessa, e proposta magari frettolosamente per dare spazio ad alcuni segnali emergenti la cui rilevanza viene colta con fatica.
Hanno giocato a favore del NO e per la bocciatura politica del governo e della sua riforma costituzionale della separazione delle carriere una comunicazione suicidaria, l’effetto Trump con le conseguenze per il tenore di vita degli italiani; l’ubbidienza alla Casa Bianca ed alle sue guerre interne ed esterne con le insicurezze e le preoccupazioni che hanno ingenerato; i pasticciacci di Via Arenula (dicastero Giustizia); la buona salute della Costituzione italiana, un bene rifugio nei momenti più inquieti; il ritorno al voto dei giovani, maltrattati dalla Premier, come nemici del suo governo, “sinistri”autori di malandrinerie durante le proteste, i cortei, i rave-party, covi di eversori e di avanguardie brigatiste, piuttosto che giovani molto incazzati perché senza futuro, opportunità, con valigie pronte.
Espletata la liturgia dell’analisi, suggerisco di allungare lo sguardo. IL Ministro della Giustizia Nordio, dopo essersi assunta la responsabilità politica della disfatta, ha proclamato la nascita di un nuovo soggetto politico nel panorama italiano, la magistratura. Gli ha fatto eco l’autorevole senatore Baldoni (FDI), avvocato, molto ascoltat, per il quale“il vero vincitore politico è il sindacato dei magistrati”.
La “notizia” del nuovo partito è arrivata in contemporanea ad una profezia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giambattista Fazzolari, stratega di Palazzo Chigi, secondo il quale il rischio dell’azione invasiva della magistratura sull’attività di governo sarebbe aumentato.
E’ un depistaggio. I giornali di centrodestra hanno fatto da cassa di risonanza a questa linea, destinata a consolidarsi nell’anno che precede il ritorno alle urne per le politiche. Essa ha il pregio di derubare l’avversario della vittoria politica referendaria e derubricare il valore politico dell’esito senza disconoscere il giudizio “sovrano” del popolo.
Si scommette su due “tavoli”: le buone pratiche del governo frustrate dal ruolo politico della magistratura e la complicità dell’opposizione politica in questa azione di contrasto. Nel Monopoli sarebbe un vicolo stretto, sul quale si rischiano penalizzazioni perché trascura la capacità di giudizio del popolo sovrano.
Il giornale di lotta e di governo più ubbidiente alla Premier, Libero, addebita ai ceti improduttivi meridionali ed ai giovani pro-pal “l’ingiustizia” del voto e disconosce il il ritorno alle urne della generazione Zeta e l’alleanza di sopravvivenza fra il Sud e i giovani dimenticati dalle politiche del governo. Chi avrebbe mai previsto che Firenze, Bologna, Milano e Palermo sarebbero stati dalla stessa parte? E che il Regno delle due Sicilie si sarebbe compattato alle urne?
Eppure, se qualcuno al bar mi domandasse perché Giorgia Meloni è stata bocciata, risponderei d’istinto che paga la sua piaggeria a Donald Trump, l’amico americano che alimenta i sogni di gloria della Premier e gli incubi degli italiani.







