Ci sono misteri, intrighi, astuzie e risposte fuorvianti nel day-after della battaglia campale sul referendum. La bocciatura della proposta referendaria, che il governo si è intestato per intero impedendo che si cambiasse una virgola in Parlamento, è una ferita che con può essere cauterizzata con cure palliative. Anzi, ha scoperchiato il vaso di Pandora, il cui contenuto oggi è insondabile a causa delle dinamiche interne ai partiti della maggioranza.
La caduta del mito di infallibilità di Giorgia Meloni, una leadership fino a ieri non contendibile, forte dei numeri e di una comunicazione egemonica, ha provocato un tonfo la cui eco ha traumatizzato sia la Premier, quanto l’arco degli schieramenti che compongono la coalizione, provocando un’onda lunga alla quale nelle prime ore, come uno tsunami tradimentoso, si è creduto di porre riparo, alzando un frangiflutti di sabbia.
Individuare il capro espiatorio e gettarlo in pasto al popolo è una pratica dei regimi autocratici e dispotici, adottata tuttavia in un contesto sorvegliato e solido, ma può trasformarsi in boomerang quando si misura con l’infida maglia delle relazioni politiche contrassegnate da combinazioni di interesse, reciprocità, scambi di favori e patti da onorare nella quotidianità e sempre in bilico.
Una considerazione di sé sfidante, si è caricata in corso d’opera di significati ed effetti nocivi.
La sentenza del popolo sovrano, impietosa per la dimensione, ha fatto venir meno le sicurezze, aprendo varchi ad una astuzia emotiva, perciò priva di lungimiranza, che ha messo in moto effetti a catena: le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi, Santanché, ed altri nella Regione Piemonte, esondate in Forza Italia, dove di fatto è stato rimosso Maurizio Gasparri, sono solo la schiuma dell’onda, la tensione superficiale prodotta dalle acque agitate. Dobbiamo aspettarci altro.
Nell’amoveatur, come liturgia comanda, Daniela Santanché e Maurizio Gasparri, sono stati accompagnati dall’onore delle armi: gli epurati sono giudicate risorse per i partiti di appartenenza, o premiate, come nel caso di Gasparri cui è stata assegnata in pectore la Presidenza della Commissione esteri al Senato.
Le liturgie pagano un costo se tradiscono la “buona ragione” del licenziamento in tronco. Indicati mediaticamente di fatto come causa di un insuccesso politico gravoso, gli epurati ricevono attestati di stima, che sconfessano il movente e lasciano trapelare una vendetta da clan, punibile per la violazione di un patto di antica fedeltà, e paradossalmente un solido radicamento.
L’impatto di questa incontestabile contraddizione si rivolge tuttavia ad un elettorato d’opinione; non dovrebbe nuocere perciò oltremisura sull’elettorato di gestione, che ha disertato il campo.
Due i casi emblematici, la Sicilia e la Calabria, feudi di Forza Italia: Schifani in Sicilia e Occhiuto in Calabria, dispongono di un elettorato di gestione, che si mobilita nelle competizioni regionali, ma resta in panchina nelle battaglie “di principio”, seppur di grande caratura politica. Che cosa e perché le teste di serie di FI hanno abbandonato il governo Meloni al suo destino?
Alla testa del comitato del SI c’era Giorgio Mulè, indicato come successore di Schifani, che ambisce alla ricandidatura di Palazzo d’Orleans, e compete con Occhiuto alla successione di Tajani, destinato nel tempo a farsi da parte per volontà di Marina Berlusconi, la cui discesa in politica avrebbe ricevuto il battesimo di un sondaggio assai favorevole. E da dove viene quel 18 per cento di forzisti che hanno votato NO?
Gli intrighi così indecifrabile per la gente comune, sono chiari nelle stanze dei Palazzi.
Quanti e quali siano gli affluenti del grande fiume creato dalla bocciatura di Giorgia Meloni non lo sappiamo ancora, né è possibile prevederli. Di sicuro, restando nel calderone del voto d’opinione, Giorgia Berlusconi non ha fatto i conti con se stessa, a cominciare dalle sue amicizie invise al popolo italiano. Su quelle dovrebbe fare il mea culpa e pianificare un reset in tempi brevi. Donald Trump è un pericolo per il mondo intero. Che cosa deve accadere perché la Premier non ne prenda atto?








