Più che gossip, il caso Piantedosi è un giallo, degno di essere affidato al mitico ispettore investigativo Alan Wembery, inventato dal maestro, Edgar Wallace. Scartiamo il “cherchez le femme”, perché è la protagonista riconosciuta; manca il morto, manca il fascicolo giudiziario, manca perfino il carattere straordinario del fatto, una relazione sentimentale extraconiugale. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, avrebbe una “fidanzata”, la giornalista, Claudia Conte, in costanza di matrimonio. Niente di più comune. Se non fosse Ministro, sarebbero affari suoi e solo suoi. Ma non è così.
Il giallo c’è perché l’interesse suscitato dalla vicenda è alto, tanto da fare traballare il governo Meloni, provato da una disastrosa sfida elettorale, il referendum sulla separazione delle carriere. L’edificio, instabile, rischia di non restare in piedi alla prossima prova elettorale, prevista il prossimo anno: è la posta in palio, la contesa politica, a fare del gossip un giallo ed a pretendere che su di essa ci sia una indagine di natura extragiudiziaria. Non basta essere nel giusto, ma bisogna apparire nel giusto, quando si ricoprono incarichi pubblici istituzionali.
Il fatto, per cominciare. La giornalista 34enne Claudia Conte, collaboratrice in Rai e assai apprezzata in organismi pubblici per i quali svolge lavori professionali, ha rivelato al suo collega Marco Gaetani, che la intervistava per Radio Money.it, di avere una relazione sentimentale con il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sposato e padre di due figli. “Non lo posso negare, ma sono molto riservata”, ha risposto alla domanda rivoltale da Gaetani. Avrebbe potuto dire: “questi sono affari miei”, ma non ha voluto nascondere la liason. Per quale ragione?
La sua trasparenza va apprezzata, naturalmente, ma c’è qualcosa che induce a riflettere. L’intervistatore, cui è stato richiesto di spiegare perché le ha rivolto l’insolito quesito, ha sentito il bisogno di giustificarsi. Claudia Conte, una giovane gran bella ragazza (sia detto per inciso), ha voluto che il mondo sapesse…nonostante la riservatezza proclamata, e ciò avvenisse nel luogo e nel tempo da lei scelto, in un contesto politicamente favorevole. Sarebbe stata lei a suggerire la domanda.
La giornalista giocava in casa, a suo agio in un contesto politico familiare; il suo intervistatore, Gaetani, e lei stessa frequentano il partito di Giorgia Meloni, FDI. A suggerire la domanda ci sarebbero nemici del governo, di FDI, di Piantedosi o altri.
Possiamo essere certi?
No, le famiglie politiche, a prescindere dal colore, sono infide e tradimentose. Qualcuno, dello stesso giro politico, ha voluto spararsi al piede? Chi ha voluto provocare un nocivo polverone? Vendicarsi di uno sgarbo, un tradimento, una cattiva azione, sacrificando la parte politica e l’immagine del Ministro?
E’ innegabile che la relazione extraconiugale rivelata da Claudia Conte, non commentata né smentita dal Ministro, danneggi l’immagine del governo.Claudia Conte non può essere sospettata di alcunché: se ha una relazione sentimentale con il Ministro vuol dire che ne è innamorata, fino a prova contraria.
E allora?
Concentriamoci sulle conseguenze, forse potremmo trovare il filo della matassa. Che cosa può accadere di peggio a chi sulla porta di casa ha issato la bandiera di “Dio, patria e famiglia”, se non il tradimento a un braccio della trinità politica, la famiglia, perpetrato per la seconda volta dal governo Meloni dopo il celebre caso Boccia-Sangiuliano, conclusosi con le dimissioni del Ministro della Cultura su suggerimento della Presidente del Consiglio? Sembra una maledizione, ma il destino non c’entra per nulla.
Il comune senso del pudore ha da tempo derubricato la relazione extraconiugale come male della società, ma non ha assolto coloro che sbandierano la trinità politica – Dio, patria e famiglia – e non rispettano la fedeltà familiare, perché gli ipocriti sono malvisti: non si fanno lezioni di morale agli altri, se le “tue”regole, religiose o laiche, non le rispetti. Predicando bene e razzolando male si pagano costi alti, non solo in politica.
Fermarsi alla famiglia politica in linea di principio, sarebbe un errore.Il maestro del giallo, Edgar Wallace, ci suggerirebbe di cercare un movente fuori dalla famiglia politica. La signora Piantedosi tace al pari del marito, di lei non si fa cenno (ed è buona cosa) in questa fase del “giallo”: è Prefetto della Repubblica, gode di stima ed è apprezzata per il suo lavoro. E’ anche una moglie che subisce una amarezza sentimentale, se Claudia Conte ha detto la verità. Non può essere certo felice che la presunta relazione sentimentale sia stata spiattellata all’opinione pubblica nazionale, ma soprattutto, ove fosse vera, non l’apprezzerebbe comunque per usare un eufemismo, a prescindere dalla ostentazione pubblica.
La circostanza, il contraccolpo familiaere, va valutata con attenzione, nell’ipotesi che la rivelazione sia veritiera. Insomma, la signora Prefetto avrebbe avuto tutto il diritto di non accettare la sua ineluttabilità e contestarla, pur con la riservatezza del caso, per molte buone ragioni, e nelle forme che ogni gentildonna crede.
Tra l’altro non sappiamo nulla, se sia stata o meno colta di sorpresa. Magari è una vecchia storia, che ne sappiamo?
Edgar Wallace, e non solo lui, ipotizzerebbe che una brava persona, moglie o marito che sia, pretenda di essere informata d, almeno questo.
Senza dare per scontato che la Prefetta sapesse prima della rivelazione, potremmo sospettare che ne fosse comunque a conoscenza. Chiunque, non solo la signora Prefetto, avrebbe preteso in tal caso un reset familiare. Il cerino perciò sarebbe passato in altre mani, suscitando dinamiche imprevedibili, suscitate dall’onda emotiva che ogni reset porta con sé?
Claudia Conte, la presunta fidanzata, potrebbe avere preceduto o seguito il reset con la sua audace rivelazione. Nella seconda ipotesi acquista una sua logica il suggerimento di Claudia Conte a Gaetani sulla domanda, la qualcosa – ove fosse vero – presupporrebbe una condizione di necessità ed urgenza.
Ma sono i sospetti di un maestro del giallo: è fiction, non realtà. La scena del crimine (crimine che sta per evento politico malevolo ai danni del governo e di FDI), ecciterebbe la fantasia di Wallace, ma non la nostra.
I moventi, spesso, sono multipli, e le ipotesi per individuare il movente giusto vanno percorse tutte quante, al di là di ogni ragionevole dubbio. Il carattere di necessità ed urgenza resta valido anche se si persegue un movente squisitamente politico, interno a dinamiche di partito.
La rilevanza del contraccolpo politico indotto dal caso Piantedosi consiglia di considerare una ipotesi estrema ma realistica: il collegamento con le dimissioni richieste al sotto segretario Delmastro, alla Ministra Santanché ed al capo di gabinetto Bartolozzi dopo la batosta referendaria. Pur estranee ai fatti tutti e tre i dimissionari (e quindi non sospettabili di alcunché), il fuoco amico contro chi ha sparato sulle colonne d’Ercole di FDI non può essere escluso. Un colpo a salve, come avvertimento, magari.
Né Wallace, né lo scrivente crede a questa ipotesi. Reggerebbe in un giallo, questo sì, ma alla realtà dei fatti, no. I fatti potrebbero riservare…di peggio.
“Il vice questore”, poco persuaso degli elementi a sua disposizione, scrive Wallace, “premette un pulsante sulla scrivania e all’usciere che entrò nella stanza pochi secondi dopo disse: – Chiedi all’ispettore investigativo Alan Wembury di venire da me. Poi infilò in una cartelletta il documento che aveva appena letto…”
Già, il fascicolo. Sulla scrivania di Matteo Piantedosi? O…







