Putin, Trump e Meloni al capezzale di Victor Orban, che è indietro nei sondaggi a pochi giorni dalle urne. ìSe Orban perde, Russia, USA e l’Italia di Meloni perdono il grimaldello che deve scardinare l’UE. La Presidente del Consiglio italiana e il suo vice, Matteo Salvini, hanno tirato la volata a Orban, con interventi pubblici. Vance è andato in Ungheria, Putin fa arrivare risorse e gli ingegneri della comunicazione drogata.
C’è una doppia verità, anzi una tripla verità, di Giorgia Meloni: una per l’Italia, la seconda per l’Europa, la terza per l’America di Trump. Chi la descrive come una equilibrista sapiente si sbaglia. Nell’informativa al Parlamento, 19 giorni dopo la bocciatura della riforma costituzionale sulla magistratura proposta dal governo, la Premier non ha cambiato linea: l’Ungheria di Orban e l’America di Trump restano il “faro” della politica estera italiana, nonostante la catena di guai che questa scelta ha provocato (dazi, guerre, balcanizzazione dei commerci, costi energia ecc).
La prova del nove arriva dalla partecipazione di Giorgia Meloni alla campagna elettorale di Victor Orban, insieme Trump e Vance, Putin e le destre estreme.
Putin e Trump si spendono senza badare a spese e senza ritegno. Una battaglia impari per chi compete con il Presidente ungherese. L’Italia di Meloni è coerente: mantenendo in piedi il diritto di veto dell’Ungheria (grazie alla regola dell’unanimità, intoccabile, paralizza l’attività dell’UE e la critica aspramente per il suo immobilismo. Una ambiguità rivoltante alla luce del sole. L’equilibrismo di Meloni è una invenzione, la Premier tiene mani e piedi da una parte, usando ogni mezzo per mascherare questa scelta, che è all’origine dei guai per l’Italia e l’Europa.
E’ tutto chiaro: Il Vice Presidente Vance presidia il fortino antieuropeo con comizi in Ungheria a favore di Orban, nei quali rimprovera l’interferenza straniera di intromettersi nella campagna elettorale: l’UE dovrebbe restarne fuori e non interferire, Orban è vittima dei burocrati di Bruxelles, si salva solo Giorgia Meloni, osserva il vice di Trump. Più chiaro di così…Ma lui a Budapest che cosa c’è andato a fare, se non interferire affinché Orban resti al suo posto per portare a termine la sua missione: scardinare l’Europa che Trump e Putin vedono come fumo negli occhi, essendo ancora una potenza economica, l’ultima trincea nel sogno del dominio del pianeta.
Inutile girarci attorno: Orban è il grimaldello, lo strumento di Trump e Putin per scardinare l’UE, e il governo italiano lo sostiene nei fatti. Altro che tenere i pedi in due staffe. Meloni è la vigilante più attiva degli interessi di Trump in Europa. Il sostegno a Orban, nemico dell’Ucraina, fa dell’Italia di Meloni e Salvini un ambiguo alleato di Zelensky. Orban infatti è filoputiniano quanto filo trumpiano. L’alleanza fra i due “monarchi”, il russo e l’americano, è solida, come dimostra il comune sostegno a Orban e la guerra in Ucraina, di fatto abbandonata al suo destino da Trump.
“A Budapest, scrive Il Foglio, Vance sancisce con Orbán (e quindi con Putin) l’alleanza ideologica contro l’Ue e Roma. A cinque giorni dalle elezioni in Ungheria, Viktor Orbán e J.D. Vance, hanno messo in scena tutte le contraddizioni dell’internazionale reazionaria che pretende di difendere la democrazia da presunti complotti contro la sovranità nazionale.”








