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La Guardia nazionale del Minnesota contro la milizia politica di Trump. Verso l’Apocalisse.

09/01/2026
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Chi ha visto in televisione l’esecuzione di Rennee Nicole Good, madre di famiglia americana a Minneapolis da parte di un agente mascherato – tre colpi in successione sparati in faccia a breve distanza – ha forse sentito la necessità di rivedere quel video, frame per frame. Può essere vero? E’ difficile credere che sia potuto accadere. E com’è stato possibile che il garante della vita dei suoi cittadini, il Presidente degli Stati Uniti abbia giudicato l’episodio addebitabile al carattere ribelle della vittima. Una radicale di sinistra. Insomma, è stata ammazzata perché se lo meritava; l’agente (mascherato, e poi fuggito dal luogo del delitto, come un qualunque criminale) ha fatto il suo dovere e la milizia antimigranti continuerà a operare come ha fatto. Nessun dubbio, nessun rilievo. Versione falsa e sostegno dell’operata. Ciò che è avvenuto è normale, la pena di morte inflitta alla vittima una giusta punizione. Significa, di fatto, che un agente può ammazzare a. bruciapelo, un cittadino incensurato che esprime pacificamente la sua contrarietà alla deportizione in ceppi di lavoratori irregolari. Quanto alle procedure niente posti di blocco, identificazione preventiva dei cittadini, eventuale addebito di responsabilità comportamentale: tutto ciò che una polizia normale fa in ogni paese del mondo, anche fra i meno rispettosi della incolumità dei suoi cittadini. Minneapolis, città non nuova a rivolte dei cittadini contro la polizia per le sue procedure brutali e, talvolta, criminali, rappresenta un salto. Il crimine mostra una “nuova” America, nella quale la vita dei cittadini è messa in pericolo da coloro che devono proteggerla.
La difesa preventiva dell’operato dell’agente, prima di qualunque indagine, con la colpa rovesciata sulla vittima e smentita dalle immagini, non è solo un abuso: è la sospensione della verità come principio pubblico. È la trasformazione della menzogna in atto di governo.
Le conseguenze potrebbero essere gravi.
L’ICE — Immigration and Customs Enforcement — non è più, da tempo, un’agenzia amministrativa per l’immigrazione. Sotto l’amministrazione Trump è stata trasformata in una milizia politica: irruzioni nei quartieri, uso sistematico della forza, intimidazione come metodo, impunità come dottrina. La “caccia al migrante” è diventata il dispositivo di polarizzazione permanente, la distrazione di massa che serve a occultare il fallimento su salari, inflazione, diseguaglianze, sanità, infrastrutture. È la strategia della tensione applicata in tempo reale.
La decisione di Tim Walz, governatore dello Stato del Minnesota, segna una linea di frattura che gli Stati Uniti non possono più fingere di non vedere. Quando un governatore prepara la Guardia Nazionale del proprio Stato per opporsi all’azione di una polizia federale, non siamo di fronte a un problema di ordine pubblico: siamo davanti a una crisi costituzionale, nuda e dichiarata. Il detonatore è l’uccisione, in pieno centro a Minneapolis, di una cittadina americana di 37 anni da parte di un agente ICE.
Walz ha risposto rompendo con Washington. Non con una nota diplomatica, ma con un ordine operativo. Ha detto: basta. Ha rivendicato che la Guardia Nazionale “sono le nostre truppe”. Ha dichiarato che il Minnesota non sarà una pedina nella lotta politica nazionale. È un gesto estremo perché estremo è il contesto: quando lo Stato federale agisce contro i cittadini come forza occupante, la sovranità degli Stati torna a essere l’ultimo argine.
Qui non si tratta di federalismo o di competenze. Si tratta di Stato di diritto. Di una linea che separa l’autorità dalla violenza, la legge dalla milizia, la sicurezza dalla paura organizzata. Donald Trump e Kristi Noem hanno scelto lo scontro frontale: governare attraverso il nemico interno, brandire l’ordine mentre si pratica l’arbitrio, invocare la legge mentre la si svuota.
Quando un governatore schiera la Guardia Nazionale contro l’ICE, il messaggio è inequivocabile: l’emergenza non è l’immigrazione, ma la deriva autoritaria. Non è una rivolta. È una difesa. Difesa delle comunità, dei diritti, della verità fattuale, della responsabilità pubblica. O l’America accetta la normalizzazione della milizia politica e dell’impunità, oppure riconosce che la legalità non si proclama: si difende. Anche contro il proprio governo.

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Tags: crisigovernatoreguardia nazionaleICEmilizie politicheminneapolisminnesotarenee nicole goodtrumpWalz

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