Quante volte, assistendo ad una partita di calcio, in. TV o sugli spalti, abbiamo visto giocatori di calcio compiere giravolte da circo, dopo uno scontro con l’avversario o dopo una giocata perdente? E quante volte un arbitro ha sanzionato l’evidente simulazione? E’ capitato che giocatori di gran talento riuscissero a girarsi su se stessi prima atterrare e stringersi il petto, la pancia, i genitali a suggello delle acrobazie. La simulazione si è guadagnata il diritto all’impunità? E’ diventata una trasgressione tollerabile, come se facesse parte del gioco. Gioco in teso come astuzia, bischerata, vezzo, marchingegno, inganno.
Grazie al difensore dell’Inter, Alessandro Bastoni, che non è riuscito a nascondere la sua gioia per avere provocato l’espulsione del suo avversario juventino, Kalulu – proprio così, grazie a lui – il mondo più omertoso e ipocrita, il mondo del calcio, ha scoperto la simulazione, come intollerabile strumento tattico. Bastoni è diventato il capro espiatorio: su di lui si è scaricato il malessere, l’indignazione, l’insofferenza di quanti amano il calcio e si sentono traditi dalla deriva dei valori sportivi.
La simulazione come menzogna, negazione della verità, fabbrica della realtà a fine di inganno, è parte del calcio, lo sport più inquinato a causa dei colossali interessi che essi mettono in moto e dell’uso che di esso si fa per regalare una immagine, distorta, della realtà, regalando ai regimi più illiberali del pianeta una immagine depurata delle loro nefandezze.
Basti fare l’esempio, recente, di ciò che la FIFA è riuscita a mettere…in campo a Washington. L’italo-svizzero Gianni Infantino, Presidente della FIFA, ha assegnato il primo “FIFA Peace Prize” della storia al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Non è anche questa una simulazione?
“Non è soltanto questione di lealtà e onestà”, scrive su “La Stampa”, Mattia Feltri, ricordando le due sciatrici che finite seconda e terza nella gara di super gigante di Milano-Cortina hanno tributato a Federica Brignone, medaglia d’oro (dopo un incidente grave che l’aveva resa temporaneamente invalida), un gesto di affetto e deferenza, inginocchiandosi a lei davanti alle telecamere di tutto il mondo.
Un abisso rispetto a ciò che vediamo dalle tribune. Il veleno di cui si alimenta il calcio viene sparso a piene mani, e non solo dai giocatori che simulano. Feltri cita opportunamente gli allenatori isterici che strillano, insultano, si strappano i vestiti di dosso, prendono a pedate ciò che gli capita per sfogare la loro rabbia per arruolare al loro fianco i tifosi e farli partecipi della presunta ingiustizia subita dalla decisione del direttore di gara.
Sarebbe tuttavia oltremodo ingiusto relegare il calcio nel perimetro della cattiva coscienza, dell’immoralità e dell’attitudine alla menzogna. Esso vive nel mondo e con il mondo. Registriamo ogni giorno comportamenti che distorcono la realtà da parte di chi rappresenta le istituzioni e ha il dovere della verità. Il vittimismo aggressivo è un modello di comportamento sdoganato nel nostro Paese; esso viene esercitato al massimo livello istituzionale, alimentandosi della postura che oggi ha guadagnato la scena: la simulazione, inganno raffinato e odioso.








