In un contesto di guerra, come quello che stiamo vivendo, lo svolgimento di esercitazioni militari USA denunciato dai sindaci delle Madonie pone molti quesiti sulla qualità e sulle regole d’ingaggio dei militari USA, che incidono pesantemente sul livello di rischio che l’Italia corre in un contesto di guerra che vede il nostro Paese al centro degli attacchi russi all’Europa in Ucraina e degli attacchi israelo-americani a Sud in Iran, Palestina e Libano.
Nel Geoparco delle Madonie, area di pregio naturalistico siciliano, si sono svolte esercitazioni di volo di elicotteri da guerra della U. S. Navy, documentate da alcune immagini, che stanno creando preoccupazione tra gli amministratori dei territori in provincia di Palermo. Esercitazioni militari, che nulla hanno a che fare con la logistica, cui il personale militare USA in territorio italiano dovrebbe attenersi in base agli accordi stipulati con il governo italiano e ribaditi in questi giorni di guerra alle porte dallo stesso governo a seguito di richieste dell’opposizione parlamentare sull’uso delle basi militari americane nel nostro territorio.
Per volare in territorio italiano occorrono autorizzazioni da parte dei controllori civili e militare, se il volo è effettuato da militari.Non ci si può accontentare dei silenzi, dal momento che i movimenti dei contingenti militari USA presenti nel Paese non sono comunicati né resi trasparenti. La segretezza sulle esercitazioni militari mostra peraltro una inconcepibile disinvoltura nella gestione delle relazioni militari fra Italia e USA, che lascia dubitare delle rassicurazioni formali e lacunose concesse con il contagocce. Se si possono bendare gli occhi alle autorità regionali e nazionali, non si può fare altrettanto con i cittadini e le istituzioni locali.
Lo svolgimento delle esercitazioni di elicotteri USA ha ispirato anche una interrogazione parlamentare da parte di un deputato regionale, on.Chinnici, rivolta al Presidente della Regione Schifani, che batte anche la Premier Meloni in mutacismo: occhi bendati, orecchie tappate. Non vedono e non sentono per non dispiacere l’attacco al potere mondiale sferrato dal Presidente Trump. “Non condividono e non condannano”, stando allo standard meloniano. Una finta neutralità, che finisce con il coinvolgerci, perché paralizza e subisce gli eventi, determinati da Trump, che minaccia i riottosi europei verso la sua guerra di “ricordare” la loro inerzia in futuro. Vorrebbe infatti che militari e navi europee difendessero la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, presidiato dal Paese aggredito, l’Iran, come rappresaglia verso il nemico americano. Questa pretesa appare di una impudenza inspiegabile, dal momento che la Casa Bianca non si è consultata né ha informato, i paesi della Nato dell’attacco israelo-americano, a meno che la inspiegabilità non nasconda intese sottobanco con le cancellerie più sollecite verso Trump, come l’Italia.
In un intervento postato su FB, l’ex deputata regionale PD, Marika Cirone Di Marco, si chiede con preoccupazione “come possa accadere che oltre a subire le servitù militari di Sigonella, del MUOS di Niscemi, dell’aeroporto di Trapani del porto di Augusta, l’Isola possa essere considerata luogo di scorribande aeree? E quanto ancora dovremo aspettare perché la Presidente del Consiglio prenda in modo netto le distanze da Trump e dalla folle rincorsa di Trump e del suo sodale Netanyahu a una nuova forma di imperialismo militarista?”








