Credere in un piano eversivo del Quirinale per disarcionare il governo in carica, rivelato da Francesco Saverio Garofani, uno dei dieci consiglieri del Presidente della Repubblica, Mattarella, durante una folta tavolata ridanciana di romanisti presso la Terrazza del Borromini al centro di Roma, è come prestare fede ad un video taroccato nel quale Giorgia Meloni, colpita da improvvisa crisi mistica, rinunciando a Palazzo Chigi, abbia preso i veli ed entri in un convento di carmelitane scalze.
Ma se c’è la fede e i moventi sono solidi (e multipli), tutto cambia, e si può credere a tutto: al dito piuttosto che alla luna, che il consigliere Garofani annunci un piano eversivo del Quirinale contro lo Stato ed il Paese che ha servito per dodici anni senza che alcuno avesse da addebitargli alcun arbitrio.
E’ la fede nella missione ad avere suggerito al giornale “La Verità”, uno dei quattro di proprietà del magnate della sanità privata e parlamentare di FDI, Angelucci, di interpetrare una opinione politica espressa fra vini d’annata e cannelloni ai tifosi della Roma, come prova di un piano eversivo. Si sarebbe augurato uno scossone, sopratutto nel suo ex partito, il PD, con un cambio di guardia alla sua guida. L’imbroglio sta tutto qui, nella interpretazione interessata delle parole di Garofani; quello che c’è dietro, pur inquietante, è secondario (casualità cercata,fonte anonima, firma apocrifa, l’audio, una enigmatica mail, pedinamenti, cellulare taroccato ecc).
Se la forzatura è evidente (“ridicola” in una nota del Quirinale), allora per quale ragione, di punta in bianco, dopo una seduta inquieta del Consiglio Supremo di Difesa, presieduto da Matterella, dedicata ad un dossier del Ministro della Difesa Crosetto sulla guerra ibrida in corso contro il nostro Paese ed a poche ore da un sorprendente comizio elettorale della Premier Meloni, (“inciuci e giochi di palazzo ai danni della volontà degli italiani devono finire, serve l’istituzione del Premierato”) il capogruppo parlamentare alla Camera, Bignami, ha deciso con il nulla osta della Premier di chiedere conto e ragione delle opinioni di Garofani, avvalorando di fatto il sospetto che Mattarella possa avere tramato?
Ha giustificato l’iniziativa con la necessità di salvaguardare addirittura il tribunale, coinvolto nella vicenda suo malgrado. L’intento è ben altro. Il gradimento di Mattarella nei sondaggi è molto più alto di quello della Premier, la faglia istituzionale potrebbe nuocere a Palazzo Chigi se si avvelenano i ponti. Non c’è logica
Non possono esserci risposte, ma ipotesi prevalenti, la prima e più importante, è quella azzoppare il Quirinale, il ruolo super partes, per beneficiarne allorché si presenteranno le occasioni (e leragioni) per forzargli la mano. Costruire un pregiudizio, da usare alla bisogna. Il vice direttore de “La Verità”, Di Manzoni, su La7, ha detto che dovremmo smetterla di giudicare “sacro” ed ingiudicabile tutto quello che fa e dice il Presidente della Repubblica, perché il Quirinale è un centro di potere e “non un terzo”. Un competitor, insomma. La religione trumpiana, insomma. I poteri dello Stato devono misurarsi…all’arma bianca se serve, perché sia uno solo alla fine a fare il banco.
Da qualunque parte si veda e si giudichi il caso nato sulla terrazza di un ristorante romano fra tifosi della Roma, la parte diligente è l’hanno assunta: un giornale di destra, antieuropeo e filorusso, un editore parlamentare FDI, i gruppi parlamentari FDI, la Premier Meloni. Che cosa ha consigliato la mobilitazione ed il cambio di postura?
Moventi multipli. Mattarella è stato l’unico a esprimere giudizi molto severi sia su Putin, Netanyahu e sulle politiche trumpiane, tanto da subire reazioni veementi del Cremlino, ed il suo europeismo ha supplito ai silenzi ed alle ambiguità del governo italiano. Non c’è bisogno di immaginare una spy story, né il coinvolgimento del KGB, la Cia, il Mossad e i Servizi italiani, per farsi una idea su ciò che è accaduto e che sia Mosca quanto Washington non siano affatto in gramaglie per la crisi istituzionale italiana, che indebolisce l’Europa.
Naturalmente, non finisce qui.
Meloni non ha niente a che spartire con le Carmelitane scalze. Il make-up non c’entra niente.








