Una comica o una storia di spionaggio inquietante? L’Italia di oggi è nelle mani di una super-intelligence che nel sottopancia dell’amministrazione pubblica ha costruito, o sta costruendo, un raffinatissimo ingranaggio di controllo e sorveglianza delle funzioni e dei poteri dello Stato, che potrebbe essere invidiato da Trump, Putin e Xi Jinping, oppure siamo il Paese dei Campanelli, un colabrodo scalabile con mezzi e volontà modeste?
Report nella puntata di domenica scorsa ci offre l’alert: quarantamila computer assegnati ai magistrati italiani “leggibili” con mostruosa facilità da chiunque lo voglia. “Il Domani” racconta la scomparsa dei dossier più riservati, e il “ritocco” di trascrizioni con gravi omissioni custoditi dal Copasir, la commissione parlamentare incaricata di controllare l’operato dei servizi segreti. Si è perso il dossier sul caso Paragon, una spy story, ancora oggi misteriosa, che vede giornalisti, sacerdoti e responsabili di OGM spiati con un congegno supersofisticato prodotto da Israele e venduto all’Italia.
Il santa-santorum della sicurezza nazionale violato o “cancellato”, i documenti riservati delle Procure italiane a portata di mano di chiunque ne abbia bisogno. Nei tre casi c’è l’ombra di dilettantismo, superficialità, incompetenza. L’assenza di riservatezza, accorgimenti, rigore appare così palese da suscitare il sospetto che sia diligentemente elaborata con lo scvopo di evitare l’uso di congegni riconoscibili. L’uso dei Troyan, o altri soft spionistici, hanno infatti un solo difetto: la loro presenza può essere avvertita ed il rilascio delle licenze d’uso permette di risalire ai fruitori, come nel caso Paragon.
Di certo c’è che i dossier più riservati d’Italia avrebbero potuto essere violati da chiunque ne avesse la necessità, italiano o straniero. Report ha ricostruito il caso ECM, soft di Microsoft in uso nei tribunali italiani: in 40 mila computer assegnati ai magistrati italiani sono stati caricati dei programmi che permettono l’accesso a centinaia di tecnici pubblici e privati senza l’autorizzazione e senza “l’allert”.
Francesco Zorzi, esperto delle Procure, ha raccontato a Report che il soft utilizzato non offre alcuna garanzia di riservatezza, permette il monitoraggio, permette di interagire e perfino modificare e video sorvegliare. Il Ministro della Giustizia, Nordio, ha dichiarato che le funzioni di controllo non sono state mai attivate.
Il caso nasce nel 2024 con il giudice del tribunale di Alessandria, Aldo Tirone, intervistato da Report. Il magistrato ha appreso con incredulità i buchi del soft ECM da un tecnico di sua fiducia. Sono state effettuate delle prove, ed è stato possibile accertare che il computer di Tirone poteva essere visto, monitorato e video sorvegliato, senza che l’accesso da remoto fosse segnalato.
Report ha riferito che sull’aggiornamento e la fruibilità del soft ci sono state “resistenze” da parte delle Procure alle quali il competente ministero, attraverso un dirigente, avrebbe reagito sollecitando la conclusione del lavoro.
Non finisce qui, naturalmente.








