“La nostra civiltà si fonda su scienza, religione e filosofia che a loro volta si fondano su tre processi falliti: la scienza è il processo a Galilei, la filosofia su quello a Socrate, la religione su quello a Gesù. La particolarità è che in tutti e tre mancava l’avvocato”. il Ministro della Giustizia Carlo Nordio vola alto all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense. Con una giustizia in cui manca l’avvocato difensore, se ne deve trarre la conseguenza, la sorte di Gesù e di Socrate non poteva che essere segnata: in croce l’uno, il veleno all’altro: il ripudio delle proprie idee salvò l’uomo di scienza. Parola di Nordio, Ministro della Giustizia. Uno stigma, ante litteram. Eppure nei libri da me letti, ho appreso che il Pubblico Ministero è la prima trincea, a garanzia del cittadino: non deve cercare la punizione del colpevole, ma la verità di prima istanza. Istruisce perciò il caso in esame grazie al materiale d’indagine raccolto dalla polizia, e ove gli indizi si rivelassero sufficienti, propone il processo al giudice per le indagini preliminari.
L’assenza dell’avvocato che garantisce i diritti del cittadino è una legittima interpretazione dello stato dell’arte, ma affermare che i giudici maneggiano le leggi come fossero munizioni per i loro plotoni di esecuzione, non lo è instaura un conflitto all’ultimo sangue fra poteri dello Stato, assegnando al popolo il compito impossibile di scegliere una gerarchia fra poteri cui la Costituzione affida parità. E questa idea se la sono fatta nel cuore pulsante del Ministero della Giustizia, il Guardasigilli, l’autorità che deve garantire l’equilibro dei poteri, insieme al Presidente della Repubblica.
A la guerra comme à la guérre, dunque. Il Presidente del Consiglio, Meloni, che nutre una propensione al conflitto come passpartout, si trova a suo agio in battaglia. La rappresentanza istituzionale di tutti, va in pausa, al pari del galateo istituzionale. Nel suo comizio referendario più recente ha messo in fila tutte le ingiustizie di chi fa giustizia: i genitori sono scippati dei loro figlioli dai giudici, i pedofili e gli stupratori sono liberi di fare ciò che vogliono, i teppisti fanno danni impuniti, e i poliziotti finiscono in galera mentre fanno il loro dovere.
Lasciando da parte i “tribunale” del popolo a Gerusalemme e Atene, e il tribunale dell’Inquisizione e Roma, dove l’assenza dell’avvocato non fu in cima ai pensieri. Di accusa e difesa, il dovere di cronaca ci impone di dare dei ragguagli sulle lagnanze della Presidente del Consiglio, a cominciare dalla sorte degli stupratori e assassini in libertà. Il governo in carica ha rimandato a casa con un aereo speciale il principe degli stupratori, pluriassassino, il libico Almasri, piuttosto che consegnarlo alla Corte Penale Internazionale, che ne chiedeva l’arresto; il governo Meloni ha inasprito la pena verso genitori che non mandano figli a scuola, dalla multa all’allontanamento dalla famiglia con il decreto legge Gaviano; a Rogoredo – il caso che ha ispirato la denuncia della Premier – l’agente di polizia “ingiustamente” indagato dai giudici per avere sparato a uno spacciatore che gli punta la pistola contro, ha subito una tragica metamorfosi, era uno spacciatore, a sua volta.
Dopo Gesù, Socrate e Galilei che cosa resta da mettere in campo per salvare la causa che sta a cuore ai promotori del referendum, assai scontenti dello zelo dei magistrati nel loro lavoro? Quasi nulla, ma non è detto: gli ultimi giorni possono riservare sorprese. Fossi un magistrato, rimanderei al 25 marzo, a urne chiuse, il lavoro d’ufficio. Parafrasando la polizia americana, che obbliga i poliziotti a ricordare i suoi diritti al cittadino in manette, suggerirei una pausa di silenzio e inerzia: tutto quello che fa e dice potrebbe essere usato contro di loro.
Quanto alla causa, la nobile causa, combattuta dal governo, che ci chiede di condividere l’insofferenza di chi subisce i controlli, e di confidare nella correttezza incontrollata dei partiti di governo, in stile trumpiano, la giudico una cosa da pazzi. Avessero affrontato i problemi della giustizia e non l’insofferenza, allora il discorso sarebbe diverso, ma non è così.








