• > SCOPRI TUTTI I MIEI LIBRI <
  • L’uomo di vetro
  • Il cavaliere ed il monsignore
  • La guerra delle due sinistre
  • Il mistero del Corvo
Salvatore Parlagreco
  • Biografia
  • Libri
  • Cinema
  • Articoli
  • Taccuino
  • Eventi
  • Contatti
  • Yesterday
No Result
View All Result
Salvatore Parlagreco
No Result
View All Result

Clamoroso, i decreti sicurezza producono insicurezza, sondaggio Ghisleri

28/04/2026
in Articoli
Reading Time: 3 mins read
A A
0
Share on FacebookShare on Twitter

Più decreti sicurezza, siamo al quinto, producono una maggiore percezione di insicurezza. E’ il cane che si morde la coda. L’insicurezza si autoavvera: produce paura, la paura, a sua volta, produce altra insicurezza. È un circuito chiuso, una macchina che si alimenta da sé, un congegno politico perfetto finché funziona. Poi, a un certo punto, si inceppa. E quando si inceppa, restituisce a chi l’ha costruito l’immagine più sgradevole: quella di un potere che ha promesso protezione e ha consegnato inquietudine.

Dopo cinque decreti sicurezza, dopo anni di retorica del pugno duro, dopo l’esibizione quotidiana della fermezza, il dato del sondaggio Ghisleri è più che un numero: il 52 per cento degli italiani si sente insicuro. Non è soltanto una percezione sociale. È una sentenza politica. Se, dopo tanto muscolo, più di un italiano su due continua ad avere paura, il problema non è la quantità di severità annunciata. È la qualità della risposta pubblica.

Il governo  di centrodestra ha costruito una parte importante del proprio consenso su una promessa elementare: vi difenderemo. Difenderemo le case, le strade, i confini, le città, le donne, gli anziani, i quartieri. Da chi? Dai delinquenti. E chi sono i delinquenti? Gli stranieri, i clandestini, gli immigrati, gli invasori. E i violenti nelle proteste antigovernative. Il nemico ha un volto riconoscibile: povero, marginale, preferibilmente scuro. La paura può essere orientata. E le parole  utili sono poche: semplici, immediate, brutali: ordine, controllo, espulsioni, pene più dure, tolleranza zero. Non era un sentimento da comprendere, ma una materia prima da governare.

Ora quella materia prima sembra rivoltarsi contro chi l’ha maneggiata troppo a lungo. Perché la paura è utile al potere solo se resta sotto controllo. Se cresce oltre misura, se invade l’intera scena, non accredita più il protettore: lo smentisce. Il cittadino spaventato può votare una volta per chi promette il manganello, la seconda per chi promette il carcere, la terza per chi promette l’esercito nelle strade. Ma alla quarta comincia a chiedersi perché, dopo tanti proclami, continui ad avere paura, a sentirsi insicuro.

È qui che il dispositivo si trasforma in boomerang. La sicurezza usata come spettacolo, con i suoi fantasmi, vampiri,  non cura l’insicurezza: la moltiplica. Ogni decreto annuncia un’emergenza, ogni emergenza conferma che il Paese è fuori controllo, ogni conferma chiede un nuovo decreto. La politica non spegne l’incendio; lo descrive, lo alimenta, poi si candida a fare da pompiere. Ma un pompiere che ogni giorno annuncia fiamme finisce per essere giudicato. Non sulle sirene, bensì sulle ceneri.

Il punto decisivo è che la sicurezza reale non coincide quasi mai con la sicurezza raccontata. Si muore nei cantieri, sulle strade, nelle liste d’attesa che trasformano una diagnosi tardiva in una condanna, nelle scuole fragili, nei territori dissestati, nei luoghi di lavoro dove il rischio è considerato un costo sopportabile. Lì c’è insicurezza vera, misurabile, quotidiana. Ma è meno utile alla propaganda, perché non offre un colpevole comodo. Non basta indicare un ragazzo nordafricano alla stazione come presunto colpevole. Servono controlli, investimenti, prevenzione, organici, sanità pubblica, trasporti, manutenzione, ispettorati, responsabilità d’impresa, amministrazione ordinaria. Cioè serve governo.

La paura del furto, dell’aggressione, del degrado urbano è reale e non va liquidata con sufficienza. Sarebbe un errore, non solo politico. Ma una classe dirigente seria distingue tra paura e realtà, tra percezione e statistica, tra allarme e rischio. Non umilia chi ha paura, ma nemmeno gli vende una soluzione falsa. Il pugno duro può dare una sensazione istantanea di comando; non costruisce sicurezza se intorno restano abbandono, povertà, disordine amministrativo, servizi che arretrano, solitudine sociale.

Il modello americano, spesso evocato come fantasia d’ordine, mostra il destino estremo di questa logica. Quando la sicurezza diventa merce, chi può compra protezione e chi non può resta esposto. Quartieri sorvegliati, vigilanza privata, comunità recintate, scuole blindate, guardie armate, assicurazioni, dispositivi, app, telecamere: non è la cura della paura, è la sua privatizzazione. Il ricco si barrica, il povero viene sorvegliato, il ceto medio paga per sentirsi meno vulnerabile. Ma l’insicurezza resta, anzi cresce, perché ciascuno vede nell’altro una minaccia potenziale.

Per questo il dato sull’insicurezza può aprire una crepa politica. Non perché gli italiani siano diventati improvvisamente indulgenti verso il crimine. Ma perché potrebbero cominciare a misurare la distanza tra la promessa e il risultato. Dopo cinque decreti, la domanda non è più: quanto siete duri? La domanda diventa: perché non ci sentiamo più sicuri?

È un problema per chi ha fondato la propria identità sulla protezione. Il protettore ha l’onere di convincere il cittadino che senza di lui andrebbe molto male. Ma se il cittadino continua ad avere paura, la rendita si consuma. Più che un garante, il governo diventa l’amministratore dell’ansia collettiva.

La paura può portare voti, ma può anche portarli via. Dipende dal momento in cui l’elettore smette di cercare un colpevole e comincia a cercare un responsabile. Il decreto non basta più.

 

Segui Salvatore Parlagreco su:

    

Tags: ansiaboomerangdecretieffettoinsicurezzapaurasicurezza

Related Posts

Mistero Vannacci: se gli attribuiscono di essere un coglione va su tutte le furie. Feccia va bene invece, anzi…
Articoli

Mistero Vannacci: se gli attribuiscono di essere un coglione va su tutte le furie. Feccia va bene invece, anzi…

14/06/2026

Perché il Generale Vannacci mise mano alla carta bollata quando Pierluigi Bersani lo definì un coglione, arrabbiandosi tantissimo, ed ora...

Più soli, più impauriti, più sudditi: i numeri ed i padroni del futuro
Articoli

Più soli, più impauriti, più sudditi: i numeri ed i padroni del futuro

13/06/2026

Studi recenti hanno calcolato che il 14 per cento degli anziani italiani vive in solitudine e non ha nessuno cui...

Filorussi, filoamericani…e patrioti di governo. Attacco italo-americano all’Europa
Articoli

Filorussi, filoamericani…e patrioti di governo. Attacco italo-americano all’Europa

12/06/2026

Meloni diserta due summit europei, Balcani e Londra. Trump attacca l'Euopa, ancora una volta. Non ho bisogno di loro, dice,...

La Iena e il generale: il populismo irrompe a Roma e Palermo. Attacco ai partiti ed ai soliti noti
Articoli

La Iena e il generale: il populismo irrompe a Roma e Palermo. Attacco ai partiti ed ai soliti noti

11/06/2026

La Vardera non è il Vannacci della sinistra. Sarebbe una formula comoda, ma falsa. Non lo è per cultura politica,...

La legge più inutile e stupida in 80 anni di Repubblica? Il consenso  genitoriale all’educazione affettiva nella scuola
Articoli

La legge più inutile e stupida in 80 anni di Repubblica? Il consenso  genitoriale all’educazione affettiva nella scuola

08/06/2026

I ragazzi trascorrono di gran lunga più tempo in compagnia dei cellulari computer che con genitori: parlano, ascoltano, vedono tutto...

Il rogo degli schiavi. I guardiani della frontiera di terra sono i guardiani della frontiera di mare. Chi sfrutta i migranti nei campi è protetto da chi li maledice nei comizi.
Articoli

Il rogo degli schiavi. I guardiani della frontiera di terra sono i guardiani della frontiera di mare. Chi sfrutta i migranti nei campi è protetto da chi li maledice nei comizi.

04/06/2026

Per arrivare a questo punto — quattro esseri umani bruciati vivi nel Cosentino dentro un’auto, le portiere chiuse, il fuoco...

Next Post
La colpa della bocciatura? I ceti improduttivi del Sud e i giovani pro-pal. Rigurgito razzista e rifiuto della realtà

La nostra patria è una e indivisibile. Poi sono arrivati i patrioti e l’hanno divisa e resa più piccola

Il pregiudizio, convitato di pietra sul caso Minetti. La parte della storia di cui non si parla né si scrivc

Il pregiudizio, convitato di pietra sul caso Minetti. La parte della storia di cui non si parla né si scrivc

Sicilia crocevia geopolitico del Mediterraneo, opportunità e rischi. Droni, gasdotti, fibre ottiche…

Sigonella, il fondale della sceneggiata. Mentono i generali USA o mente la Casa Bianca e l’Italia di Meloni?

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Facebook Twitter

Categorie

  • Aforismi & Citazioni
  • Articoli
  • Culture
  • Deep Room
  • events
  • Inspiration
  • Library
  • Lifestyle
  • Taccuino
  • Yesterday

Le mie Pubblicazioni

  • > SCOPRI TUTTI I MIEI LIBRI <
  • L’uomo di vetro
  • Il cavaliere ed il monsignore
  • La guerra delle due sinistre
  • Il mistero del Corvo

© 2024 Salvatore Parlagreco - Tutti i diritti riservati

No Result
View All Result
  • #4322 (senza titolo)
  • About
  • Agenda della Sicilia
  • Biografia Salvatore Parlagreco
  • Cinema
  • Contact
  • Contatti
  • Cookie Policy (EU)
  • Eventi
  • Events
  • Events calendar
  • Gela: una storia meridionale
  • Home old
  • I miei articoli
  • Il Cavaliere e il Monsignore
  • Il grande intrigo
  • Il mistero del corvo
  • Il piacere e il potere
  • Il potere delle parole – Le parole del potere
  • Il taccuino
  • L’uomo di vetro
  • La carta dell’autonomia
  • La Guerra delle Due Sinistre
  • Le Mafie
  • Le ragioni dei ragazzi
  • Le ragioni della tolleranza
  • Libri
  • Our training programs
  • Privacy Statement (EU)
  • Testimonials

© 2024 Salvatore Parlagreco - Tutti i diritti riservati