• > SCOPRI TUTTI I MIEI LIBRI <
  • L’uomo di vetro
  • Il cavaliere ed il monsignore
  • La guerra delle due sinistre
  • Il mistero del Corvo
Salvatore Parlagreco
  • Biografia
  • Libri
  • Cinema
  • Articoli
  • Taccuino
  • Eventi
  • Contatti
  • Yesterday
No Result
View All Result
Salvatore Parlagreco
No Result
View All Result

La nostra patria è una e indivisibile. Poi sono arrivati i patrioti e l’hanno divisa e resa più piccola

29/04/2026
in Articoli
Reading Time: 3 mins read
A A
0
Share on FacebookShare on Twitter

“La nostra patria è una e indivisibile. Poi sono arrivati i patrioti” La battuta è di Elle Kappa, vignettista insigne, funziona perché non forza la realtà: la fotografa. L’Italia solenne dell’articolo costituzionale, quella che dovrebbe tenere insieme territori, diritti, doveri, scuole, ospedali, periferie e cittadini, viene quotidianamente scomposta proprio da chi ne rivendica con più enfasi il possesso morale. Più i “patrioti” gridano “patria”, più la dividono. Più invocano l’unità nazionale, più la trasformano in un condominio litigioso, dove ciascuno chiude il pianerottolo, marca il confine, sospetta del vicino e chiama tutto questo identità.

È il paradosso del sovranismo: nasce per difendere il sovrano, ma finisce per moltiplicare i sovrani. Ogni comunità reclama il proprio recinto, ogni territorio la propria precedenza, ogni paura il proprio decreto. Come scrive Massimo Gramellini sul Corrieere della Sera, i sovranisti sovraneggiano anche a danno degli altri sovranisti. Una gara a chi chiude prima la porta. Solo che, a forza di chiuderle tutte, si scopre che nessuno entra e nessuno esce.

In questa geometria la sicurezza diventa la parola magica. Non più una funzione pubblica, concreta, misurabile, sottoposta a controllo democratico; ma un emblema, un manganello semantico, una bandiera da sventolare davanti all’elettore inquieto. Gianrico Carofiglio coglie il punto su La Repubblica: la sicurezza viene sequestrata, manipolata, manomessa, sottratta a un serio controllo pubblico e brandita dalla destra come arma retorica capace di produrre consenso attraverso la paura.

La sicurezza, così, smette di essere una politica e diventa una scenografia. Non importa più se funzioni. Importa che si percepisca. Non importa ridurre davvero i rischi, prevenire i reati, rafforzare i presìdi sociali, illuminare le periferie, sostenere la scuola, curare il disagio, intervenire sui luoghi dove la vita si spezza ogni giorno: cantieri, strade, ospedali, case di cura, solitudini urbane. Importa mostrare il pugno duro. Meglio se agitato davanti a un nemico riconoscibile.

Il nemico deve avere un volto semplice, possibilmente scuro, povero, estraneo, disordinato. Deve stare fuori dal “noi”, perché il “noi” ha bisogno di sentirsi innocente. La paura, per funzionare, pretende un colpevole visibile. Non sopporta le cause complesse, le statistiche, le responsabilità amministrative, le omissioni di bilancio, le catene degli appalti, le carenze del sistema sanitario, l’abbandono delle scuole, il lavoro nero, la precarietà. Tutte cose poco televisive e poco social. Molto più comodo il delinquente da manifesto.

Si recita fermezza mentre si indeboliscono gli strumenti che rendono una società davvero meno fragile. Si promette protezione mentre si alimenta insicurezza. Si dice al cittadino: hai paura, dunque hai ragione; dunque devi affidarti a chi ti promette più paura organizzata. È un circuito perfetto. Produce allarme, poi vende rassicurazione. Incendia il fienile, poi si presenta con il secchio d’acqua.

Ma qui comincia il guaio politico. La paura è un combustibile potente, non un’energia rinnovabile. All’inizio mobilita, compatta, premia chi promette ordine. Alla lunga consuma chi la usa. Perché il cittadino impaurito può anche votare chi gli indica un colpevole, ma prima o poi chiede conto della promessa. Se dopo cinque decreti sicurezza si sente ancora insicuro, il problema non può essere sempre il sesto decreto che manca. A un certo punto la liturgia muscolare mostra la sua impotenza.

La destra ha costruito una parte rilevante del proprio consenso sulla promessa elementare: noi vi difenderemo. Ma difendere non significa soltanto punire. Significa prevenire, amministrare, presidiare, conoscere i territori, distinguere tra percezione e pericolo, tra ordine pubblico e giustizia sociale, tra propaganda e governo. Significa anche dire che la sicurezza non appartiene a una parte politica, perché è un bene costituzionale, non un marchio elettorale.

Qui si misura la differenza fra Stato e tribù. Lo Stato protegge tutti, anche chi non vota per il governo. La tribù protegge i suoi e minaccia gli altri. Lo Stato costruisce fiducia; la tribù coltiva diffidenza. Lo Stato riconosce la complessità; la tribù la liquida come cedimento. Lo Stato ha bisogno di istituzioni; la tribù di nemici.

I patrioti sovranisti, invece, sembrano avere nostalgia di una patria ridotta a cortile. La chiamano nazione, ma la pensano come proprietà privata. La invocano indivisibile, ma la spezzano in categorie morali: italiani veri e italiani sospetti, cittadini da proteggere e cittadini da sorvegliare, periferie da visitare in campagna elettorale e periferie da abbandonare il giorno dopo.

L’ironia, in questa vicenda, è amara ma inevitabile: i patrioti sono riusciti a rendere la patria più piccola. Non l’hanno difesa; l’hanno ristretta. Non l’hanno unita; l’hanno recintata. Non l’hanno resa più sicura; l’hanno resa più nervosa e divisiva. Le istituzioni che la rappresentano, come il governo, hanno instaurato una consuetudine – parlano agli elettori di riferimento invece che a tutto il popolo, come dovrebbero – dividendo gli italiani, di fatto, in buoni e cattivi, amici e nemici. trumpismo italico, insomma. Una disdetta.

 

Segui Salvatore Parlagreco su:

    

Tags: carofiglioellle kappagramelliniindivisibilepatriapatriotipaurasicurezzasovranistitribù

Related Posts

Mistero Vannacci: se gli attribuiscono di essere un coglione va su tutte le furie. Feccia va bene invece, anzi…
Articoli

Mistero Vannacci: se gli attribuiscono di essere un coglione va su tutte le furie. Feccia va bene invece, anzi…

14/06/2026

Perché il Generale Vannacci mise mano alla carta bollata quando Pierluigi Bersani lo definì un coglione, arrabbiandosi tantissimo, ed ora...

Più soli, più impauriti, più sudditi: i numeri ed i padroni del futuro
Articoli

Più soli, più impauriti, più sudditi: i numeri ed i padroni del futuro

13/06/2026

Studi recenti hanno calcolato che il 14 per cento degli anziani italiani vive in solitudine e non ha nessuno cui...

Filorussi, filoamericani…e patrioti di governo. Attacco italo-americano all’Europa
Articoli

Filorussi, filoamericani…e patrioti di governo. Attacco italo-americano all’Europa

12/06/2026

Meloni diserta due summit europei, Balcani e Londra. Trump attacca l'Euopa, ancora una volta. Non ho bisogno di loro, dice,...

La Iena e il generale: il populismo irrompe a Roma e Palermo. Attacco ai partiti ed ai soliti noti
Articoli

La Iena e il generale: il populismo irrompe a Roma e Palermo. Attacco ai partiti ed ai soliti noti

11/06/2026

La Vardera non è il Vannacci della sinistra. Sarebbe una formula comoda, ma falsa. Non lo è per cultura politica,...

La legge più inutile e stupida in 80 anni di Repubblica? Il consenso  genitoriale all’educazione affettiva nella scuola
Articoli

La legge più inutile e stupida in 80 anni di Repubblica? Il consenso  genitoriale all’educazione affettiva nella scuola

08/06/2026

I ragazzi trascorrono di gran lunga più tempo in compagnia dei cellulari computer che con genitori: parlano, ascoltano, vedono tutto...

Il rogo degli schiavi. I guardiani della frontiera di terra sono i guardiani della frontiera di mare. Chi sfrutta i migranti nei campi è protetto da chi li maledice nei comizi.
Articoli

Il rogo degli schiavi. I guardiani della frontiera di terra sono i guardiani della frontiera di mare. Chi sfrutta i migranti nei campi è protetto da chi li maledice nei comizi.

04/06/2026

Per arrivare a questo punto — quattro esseri umani bruciati vivi nel Cosentino dentro un’auto, le portiere chiuse, il fuoco...

Next Post
Il pregiudizio, convitato di pietra sul caso Minetti. La parte della storia di cui non si parla né si scrivc

Il pregiudizio, convitato di pietra sul caso Minetti. La parte della storia di cui non si parla né si scrivc

Sicilia crocevia geopolitico del Mediterraneo, opportunità e rischi. Droni, gasdotti, fibre ottiche…

Sigonella, il fondale della sceneggiata. Mentono i generali USA o mente la Casa Bianca e l’Italia di Meloni?

Caso Cuffaro, c’era una volta la lottizzazione. Anzi, c’è ancora. Un mare di squali

1946-2026, l’Autonomia speciale siciliana compie 80 anni. Chi la festeggia? Non ha amici, parenti, estimatori

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Facebook Twitter

Categorie

  • Aforismi & Citazioni
  • Articoli
  • Culture
  • Deep Room
  • events
  • Inspiration
  • Library
  • Lifestyle
  • Taccuino
  • Yesterday

Le mie Pubblicazioni

  • > SCOPRI TUTTI I MIEI LIBRI <
  • L’uomo di vetro
  • Il cavaliere ed il monsignore
  • La guerra delle due sinistre
  • Il mistero del Corvo

© 2024 Salvatore Parlagreco - Tutti i diritti riservati

No Result
View All Result
  • #4322 (senza titolo)
  • About
  • Agenda della Sicilia
  • Biografia Salvatore Parlagreco
  • Cinema
  • Contact
  • Contatti
  • Cookie Policy (EU)
  • Eventi
  • Events
  • Events calendar
  • Gela: una storia meridionale
  • Home old
  • I miei articoli
  • Il Cavaliere e il Monsignore
  • Il grande intrigo
  • Il mistero del corvo
  • Il piacere e il potere
  • Il potere delle parole – Le parole del potere
  • Il taccuino
  • L’uomo di vetro
  • La carta dell’autonomia
  • La Guerra delle Due Sinistre
  • Le Mafie
  • Le ragioni dei ragazzi
  • Le ragioni della tolleranza
  • Libri
  • Our training programs
  • Privacy Statement (EU)
  • Testimonials

© 2024 Salvatore Parlagreco - Tutti i diritti riservati