La cordata, in alpinismo, è un modello di sicurezza per compiere in gruppo ascensioni e scalate, o un gruppo formato da uomini d’affari o da politici che si aggregano per impadronirsi di un’azienda. Nelle miniere segnala il percorso di una gabbia per tutta la lunghezza di un pozzo di estrazione; nella caccia, è il dispositivo mediante il quale un certo numero di uccelli svolazzanti legati insieme attraggono quelli liberi. In politica, o meglio in campagna elettorale, la cordata è stata una candidatura multipla nella stessa lista elettorale, figlia di una alleanza correntizia, grazie alla quale per quasi quattro decenni ha assegnato un vantaggio di partenza a coloro che l’hanno adottata.
In parole semplici, mettendosi insieme, quattro candidati chiedono agli elettori di utilizzare tutte e quattro le preferenze autorizzate, moltiplicando per quattro la cifra dei suffragi. La cordata è stata soppressa perché essa è stata ritenuta un incentivo alla deriva correntizia, con conseguenze di carattere corruttivo. Non è stata decisa la riduzione delle preferenze, ma la loro sostituendola con la lista bloccata, cioè il conferimento alle segreterie politiche dei partiti, detentori del simbolo, di decidere l’elezione di deputati nazionali e senatori della Repubblica attraverso la posizione in lista. Chi è candidato in testa può andarsene in vacanza, al ritorno può sedere su uno scanno parlamentare, chi sta in coda partecipa per onore di firma.
La bocciatura delle preferenze è stata decisa dal popolo italiano in un referendum, votando in larga maggioranza a favore della soppressione. Fu il primo successo del populismo, l’attacco alla politica, privandola di uno strumento di cultura della corruzione. Che però è rimasta in buona salute, come ci hanno raccontato le cronache giudiziarie.
Liste bloccate e adozione del maggioritario hanno assegnato ai partiti, senza regole democratiche interne, un potere largamente maggiore. Il risultato è che la dismissione della cordata è stata usata per costruire, con “buone ragioni”, un modello di democrazia dominato una manciata di leader.
Il popolo sovrano, privato del potere di scelta attraverso la preferenza, si è suicidato senza averne consapevolezza, fidandosi delle arringhe di schieramenti che miravano a sostituire i vecchi partiti, rappresentati come male assoluto.
La cordata ha cambiato la storia d’Italia, nel bene e nel male. Una cosa è sicura: la cordata è più democratica della lista bloccata. Il popolo sovrano è stato fregato dal populismo, cioè gli assertori del popolo sovrano. Un capolavoro.








